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Mohamed Ali, il più grande di tutti

Velocità e potenza sono state le sue caratteristiche sul ring. Una lunga carriera e incontri irripetibili

di Mariano Botta, La Regione Ticino

KEYSTONE 25 maggio 1965: Sonny Liston è stato messo ko nella prima ripresa, Mohamed Ali lo sbeffeggia 

È stato il più grande e lo resterà per sempre. Mohamed Ali, scosso dai “pugni” del morbo di Parkinson, oggi compie 70 anni. Quando ancora danzava sul ring era già entrato nella leggenda. “Vola come una farfalla e punge come un’ape”. Splendida definizione di un ragazzo unico e inimitabile. Campione e uomo. Un personaggio fuori dal comune, che ha saputo calamitare l’interesse del mondo intero, non solo degli appassionati della boxe. Guascone dalla lingua lunga. Amato o odiato, senza vie di mezzo. Uno dei pochi pugili veri che ha saputo lasciare un segno indelebile fra le corde e fuori. Punto di riferimento anche adesso di un pugilato che si è smarrito fra mille inutili sigle e troppi “campioni del mondo”, perdendo credibilità e fascino. I troppi interessi in ballo hanno rovinato tante cose, purtroppo.

Situazioni che rafforzano ulteriormente la fama di gente come Ali oppure Frazier (da poco scomparso), Benvenuti, Sugar Robinson, Foreman, Joe Louis e via dicendo, lasciando anche molti rimpianti.

Cassius Marcellus Clay junior (questo il vero nome) è nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville nel Kentucky. A 12 anni cominciò a frequentare una palestra della città e subito fece capire di avere dei numeri. Il primo grande risultato fu l’oro vinto alle Olimpiadi di Roma nel 1960. L’anno dopo passò professionista. Il 25 febbraio del 1964 a Miami conquistò il primo titolo mondiale dei pesi massimi battendo per abbandono all’inizio della 7ª ripresa il campione in carica Sonny Liston. Punto finale della sua “prima vita”, l’indomani del combattimento si convertì alla fede musulmana diventando Mohamed Ali. Nel 1965 fra molte polemiche difese il titolo contro Liston vincendo per ko alla prima ripresa, con un’abbondante dose di insulti nei confronti del rivale al tappeto. Poi dopo altri otto successi ci fu lo stop di sei anni per il rifiuto di andare a combattere in Vietnam. Tornò nel 1971 mettendo ko Quarry e Bonavena, preludio al famoso Mondiale contro Joe Frazier che Ali perse ai punti (poi si rifece nella rivincita del ’74 senza corona in palio). Riprese in mano lo scettro nella notte di Kinshasa (30 ottobre 1974) battendo per ko George Foreman. Poi altro match storico, quello del 1975 a Manila di nuovo contro Frazier. Duello incredibile, durissimo, spettacolare, alla 14ª ripresa Frazier abbandonò stremato. Perse poi la corona nel 1978 contro Leon Spinks, per riconquistarla sette mesi dopo con lo stesso avversario. Annunciò il ritiro per ripensarci e tornare (grave sbaglio) nel 1980, venne sconfitto da Holmes per getto dell’asciugamano nella 10ª ripresa, l’11 dicembre del 1981 perse ai punti da Berbick. Epilogo di una carriera incredibile: 61 incontri, 56 vittorie (37 per ko) e 5 sconfitte. Dal 1984 lotta contro il Parkinson. Lui che danzava fra le corde adesso resta aggrappato a una vita sempre più traballante. Ma resta il più grande “The Greatest”.

L’aneddoto

Storia di una bugia e di una intervista

M.B.

Mohamed Ali ha sempre avuto una sensibilità particolare per i problemi della gente e per le ingiustizie (quante lotte ha fatto contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti e altrove). Ha dato vita a tante battaglie (pagando spesso di persona) e continua ancora, nonostante i limiti imposti dalla malattia. Molti i suoi impegni umanitari e i riconoscimenti ricevuti (è stato anche candidato al Nobel per la pace nel 2007). C’è anche un aneddoto che conferma questa sua predisposizione. Il 26 dicembre del 1971 sul ring del vecchio Hallenstadion, davanti a migliaia di spettatori, affrontò sulle 12 riprese il tedesco Jürgen Blin che sconfisse per ko alla 7ª ripresa dopo un incontro a dire il vero poco spettacolare. Qualche giorno prima l’indimenticato amico e collega della RSI Sergio “Noce” Noseda andò a Zurigo per strappargli un’intervista. Ali era accompagnato (protetto) in Svizzera da un nutrito seguito, dunque non facile da avvicinare. Fatto il primo passo, alla vista del microfono la risposta di Ali fu negativa. In quel momento “Noce” con la sua proverbiale astuzia tirò fuori dal cilindro magico una bugia convincente. Spiegò al campione che quell’intervista serviva per una trasmissione radiofonica voluta per aiutare i bambini in difficoltà. Motivi nobili che intenerirono il grande pugile che a quel punto, messo... ko, acconsentì e fece una breve dichiarazione...




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