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Ruby Belge, conferma sofferta

23.05.2010 - Orgoglio e grinta. Sono stati gli ingredienti che hanno permesso a Ruby Belge di conservare (per un soffio) il titolo di campione del mondo dei welter versione IBC. Una conferma grazie ad un pareggio assegnato dall’arbitro dopo che i due giudici di bordo ring avevano dato uno il successo per un punto al ticinese e l’altro pure con un punto al bielorusso Andrei Abramenko. Il campione e l’uomo ieri sera si sono visti sul ring del Padiglione Conza. È stato un match durissimo, a tratti drammatico. Belge, nonostante mille difficoltà, ha saputo portare a buon fine. Dodici riprese di sofferenza e di tanti dubbi. Poi quando tutto sembrava perso, ha tirato fuori la sua determinazione ricordandosi che il pugilato è per gente che non si ferma mai e sa soffrire.

Nelle prime due riprese Abramenko ha saputo colpire a ripetizione Belge, lo ha fatto traballare nel fisico e nella testa. Due i conteggi, uno in fila all’altro (segnale certo non incoraggiante, anzi). Poi tornato all’angolo ha dovuto anche fare i conti con un ematoma allo zigomo sinistro che si è subito gonfiato e in pratica gli ha chiuso l’occhio («Non vedevo partire i colpi e ne )ho presi troppi»). Terzo conteggio nel terzo round (per togliersi da un momento di difficoltà ha messo il ginocchio a terra per riprendere fiato). Poi Belge ha cercato con le forze rimaste di contrastare il giovane rivale mai domo. A quel punto per Ruby è stato un match ad inseguimento per cercare di rosicchiare un po’ di punti e tentare di conservare la cintura iridata (con pure un conteggio per Abramenko nella nona ripresa che forse non c’era).
I due contendenti non hanno mai abbassato la guardia ed hanno cercato di chiudere in piedi la sfida. Nelle ultime due riprese l’ospite si è gestito, mentre Belge ha trovato qualche colpo buono e utile per il verdetto. «Ad un certo punto credevo che ormai fosse finita. Ma dall’angolo mi hanno incitato ad andare avanti e così nella sesta e nell’ottava ripresa ho avuto belle belle reazioni. Non potevo gettare la spugna davanti al mio pubblico, alla mia gente. E poi dovevo farlo anche per mio zio Sami, che dalla Svezia veniva ad ogni mio incontro e adesso non c’è più. Ho voluto ricordarlo anche con la maglietta che ho indossato». Un match che ha insegnato molte cose, anche che vittoria e sconfitta a volte sono vicinissime. «Adesso Roberto sei un pugile, un pugile vero». Le parole di Oliva sono esplicite.
Il Padiglione Conza, gremito nel momento più atteso, è stata la risposta migliore per gli organizzatori, Michele Barra e i suoi uomini in primis. La conferma che il pugilato in Ticino affascina e ha il suo spazio con tanti appassionati. Gente che quando sul quadrato sale il proprio beniamino non manca mai. È sempre stato così. Da Michel “Tiger” Dahmani che aveva aperto la via, a Ferrazzo, Emiliani e Bernasconi, adesso con Ruby Belge (un trascinatore delle folle e lo si è visto ancora una volta) a Rudy Magno, da Andrija Petric e Disariot Gashi gli altri nostri professionisti. E sarà così anche domani con il grande talento Ricardo Silva e magari qualche altro. Segno inequivocabile che c’è storia e tradizione e pure che si sta lavorando bene con i giovani nei club di casa nostra. Ieri sera il colpo d’occhio era notevole, la tensione palpabile con il passare dei minuti e l’avvicinarsi del grande momento di Belge contro Abramenko. Emozioni allo stato puro. Regalate anche dalla magica voce di Ottavio Palmieri (un grande!). Il tenore brissaghese che ha incantato il pubblico proponendo alcuni brani classici “arrampicandosi” verso vette infinite, come quelle che scalava quando era un valido corridore ciclista. – Mariano Botta



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