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Egonz Maliqaj: Intervista con il Presidente della Commissione Tecnica

08.10.2011 – Nell’ambito di un lavoro per la tesi sul tema della boxe, Egzon Maliqaj, il pugile élite del Club di Gebendorf, ha intervistato Jack Schmidli, Presidente della Commissione Tecnica, che vogliamo condividere con voi publicandola su swissboxing.ch.

Egzon Maliqaj: Vuole parlarci di lei e del suo lavaoro presso SwissBoxing ?

Jack Schmidli: Sono felice di rispondere alle vostre domande. Sono attivo dal 2003 presso lo SwissBoxing (ex Federazione svizzera di Boxe). All’inizio, ero Membro della Commissione Tecnica, responsabile dello sviluppo del sito della Federazione www.swissboxing.ch. Mi occupo ancora adesso di questo lavoro con molta gioia. Più tardi, ho ottenuto la licenza di giudice. Parallelamente, mi sono anche occupato d’alcuni pugili professionnisti. Nel 2006, ho preso la Presidenza della Commissione Tecnica. Da due anni, sono pure Delegato in alcune manifestazioni pugilistiche. Mi occupo anche di ricerche storiche e sono anche speaker del ring.

EM: Secondo lei, qual é l’immagine attuale della boxe in Svizzera ?

JS: In Svizzera, la boxe é purtroppo considerata uno sport minore. Ma l’immagine di questo sport si é migliorata in questi ultimi anni.Questo é soprattutto il risultato dei nostri grandi sforzi per migliorare la reputazione del nostro ben amato sport. Il Presidente della Commissione dei Media, Ueli E. Adam, é in contatto permanente con il mondo dei media inviando loro regolarmente dei rapporti in rapporto con gli eventi legati alla boxe. Questi ultimi anni, é pure grazie ai fratelli Klischko che l’interesse per la boxe si é considerabilmente migliorato.

EM: Che evoluzione c’é stata dalla sua venuta nel mondo della boxe?

JS: In questi ultimi anni, il numero dei pugili professionisti licenziati ha fortement aumentato. Nel nostro paese, non ci sono mai stati altrettanti professionisti (22) attivi. Tuttavia, senza i numerosi stranieri, la boxe in Svizzera non avrebbe altrettanto successo. Abbiamo creato lo Swiss Boxing Team (SBT) che si produce 4 a 5 volte all’anno nelle differenti manifestazioni pugilistiche. Il SBT é diventato un grande e forte rappresentante sul mercato della boxe in Svizzera. E la qualità degl’incontri amatoriali si é, in questi ultimi anni, notevolmente migliorata.

EM: Vedete in Svizzera delle influenze culturali sulla boxe ?

JS: Si, come già detto, la boxe in Svizzera vive grazie a dei numerosi pugili di culture straniere. Il nostro sport é diventato, rispetto a prima, più colorato ed anche accettato da chi lo criticava, soprattutto perche devono riconoscere che la boxe é una sport inoffensivo. Non dobbiamo dimenticare che accogliamo sul ring numerosi giovani che altrimenti sarebbero sulla strada, e che noi insegniamo la disciplina e il rigore. Rispetto a prima, noi facciamo dunque molto per l’integrazione.

EM: Come lei e lo SwissBoxing cercate di portare le persone alla boxe?

JS: Personalmente, mi considero come un missionairo per il “Noble Art d’auto difesa”. Quando é possibile, faccio della publicità per il nostro meraviglioso sport, sia publicando delle rare informazioni concernenti tutti i domini della boxe, ma anche curando particolarmente la pagina principale del nostro sito, come per esempio parlando della boxe éducativa come pure publicando i rapporti sulle manifestazioni, amatoriali e professionistiche svizzere ed internazionali, che hanno avuto luogo.

EM: Secondo lei, quali sono le qualità della boxe in Svizzera che “si salvano”? Cosa cambierebbe lei?

JS: Mi sembra che la più parte dei nostri pugili praticano il loro hobby o la loro vocazione con molta passione. Noi siamo una sola famiglia, solidari e manteniamo dei contatti positivi trà tutti i membri. Purtroppo, non disponiamo ancora d’atleti per sfondare nel campo della boxe amatoriale a livello internazionale.  Siamo ancora in attesa d’un artista tale Fritz Chervet, ex Campione d’Europa e due volte Challenger per il titolo mondiale dei pesi mosca. Non ci sono molti cambiamenti. L’importante é che lo sviluppo del nostro sport continui con molto impegno.

EM: Quali sono le vostre osservazione sul tema della riunione dei differenti circoli della boxe ?

JS: Dobbiamo fare la differenza trà boxe amatoriale e boxe professionista. Se la boxe amatoriale ha un’eccellente reputazione, questo non é il caso della boxe professionista. Molta gente crede ancora che nella boxe professionista si trova sempre della corruzione e degli arrangiamenti. Queste sono le parole dei detrattori della boxe. Ma, anche nella boxe professionista troviamo uno sviluppo positivo, e non minimo, come detto più sù, l’esempio di Wladimir e Vitali Klitschko. Vorrei pure parlare di Henri Maske, il pugile Gentleman tedesco che ha fatto molte cose positive per la boxe professionista.

EM: Esistono dei contatti con le scuole di boxe estere ? Quali sono le relazioni trà la Germania e la Svizzera?

JS: Si, manteniamo degli intensi contatti, in particolare con i nostri vicini del nord. Nel nostro paese, numerosi sono gl’incontri con dei pugili provenienti da differenti nazioni. Come lo dicevo, lo SBT, la nostra squadra faro, si produce molto di frequente. Per quello che sono i contatti internazionali, sono principalmente il Box-Schule Gebenstorf e il Box-Club Zürich che sono pionieri in questo dominio.

EM: Come spiegate che la boxe in Svizzera sia uno sport minore?

JS: In Svizzera vivono circa 8 milioni d’abitanti. In Germania, con 10 volte tanto, il potenziale – come pure per il fotball – é naturalmente superiore. Bisogna pure dire che noi non riceviamo alcun sostegno da parte dello Stato. Noi dobbiamo essere fieri di quello che realizziamo unicamente con le nostre forze.

EM: Si dice « L’abito fà il monaco ». Che ruolo tengono le tenue di marca nella boxe?

JS: Le marche hanno naturalmente fatto la loro apparizione anche nel mondo della boxe. Questo ha preso una tale proporzione che bisogna veramente parlare di un’industria. Come per esempio Adidas e Lonsdale.

EM: Come vede lei l’avenire della boxe in Svizzera ?

JS: Sono molto ottimista. Come già detto, siamo ancora in attesa d’un vero talento eccezionale, come, ad esempio, Roger Federer nel tennis. Come quasi tutti gli sport, la boxe ha un potenziale per diventare uno sport di massa; si potrebbe allora parlare di “virus della boxe”. Prendiamo l’esempio di Andy Hug, il quale, alla vetta della sua carriera come K1 Fighter, aveva riempito l’ Hallenstadion di Zurigo. Ma bisogna restare realisti. La boxe restera per il momento un o sport marginale in Svizzera.

EM: Mille grazie, Signor Schmidli, d’avermi accordato del suo tempo per questa intervista. 


Traduzione: Franca Roncoroni




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